Un saluto agli amici degli Uffizi
Io alla Galleria degli Uffizi voglio molto bene.
Tra i motivi per cui sono felice di essere nato dove sono nato, non c’è il fatto che la carbonara sia preparata assolutamente senza panna, non c’è la Lamborghini (né l’automobile, né la signora) e non ci sono le frecce tricolori; la Galleria degli Uffizi, invece, sì.
Sono mancato per un po', dagli Uffizi, e nel frattempo sono successe molte cose: due anni fa la gru spiccava ancora sullo skyline del centro (e i fiorentini erano divisi: a chi piaceva – e tra questi, a chi piaceva molto più che agli altri – , a chi non piaceva – e, tra questi, a chi piaceva ancora meno che agli altri), il ministro Sangiuliano aveva nominato un nuovo direttore, Simone Verde, il nuovo direttore ha poi cambiato alcuni allestimenti, a Sangiuliano è successo quel che è successo, è stato nominato un nuovo ministro, Alessandro Giuli, la gru è stata tolta di mezzo (i fiorentini si sono divisi tra chi ha esultato e chi, invece, si era affezionato), è stato riaperto il nobile ingresso dello Scalone Lorenese, è stato riaperto addirittura il Corridoio Vasariano.
Troppo!
Sono mancato per un po', e quando ci torno, specie se non sto lavorando e ho davanti un pomeriggio da passarci in solitudine, per me è come una grande rimpatriata tra amici.
Giuro, ritrovo degli affetti, e tra i tantissimi voglio citarne alcuni.
Saluto la Maestà di Santa Trinita di Cimabue (per me, scusandomi per la blasfemia, è sempre stata la Madonna Che Ha Dormito Male, e ogni volta vorrei trovarla più riposata), che sorveglia, dalla parete di destra di quel salone incredibile, il patriarca rivale (Duccio) e l’erede rivoluzionario (Giotto).
Cimabue, Maestà di Santa Trinita, 1290 circa
Faccio naturalmente festa al misterioso felino dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano (lince? leopardo? Possiamo escludere il giaguaro, visto che le Americhe non erano ancora state scoperte)
Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi, 1423, dettaglio
Porgo i miei rispetti più sinceri a Margherita Portinari, figlia di Tommaso, committente del Trittico di Hugo Van Der Goes. Tommaso Portinari era il direttore del Banco Medici di Bruges, e l’enorme capolavoro del maestro fiammingo partì in nave dal Belgio, fece scalo in Sicilia, sbarcò a Pisa e prese la via dell’Arno, controcorrente: quando arrivò a Firenze, il 28 maggio 1483, fu accolto dalla città in festa. La bambina non ha un’aria simpaticissima, sembra fin troppo la figlia di un banchiere, ma è pur sempre bellissima, e dipinta divinamente, dunque saluto lei e, già che ci sono, anche il mostro che le sta appena dietro.
Hugo Van Der Goes, Trittico Portinari, 1483 circa, dettaglio (Margherita Portinari)
Ovviamente faccio un fischio al Marsia Rosso; povero satiro, che per essere stato bravo al punto da sfidare Apollo, e batterlo, venne scuoiato vivo; e il rosso di questa statua clamorosa è dato dal materiale con cui fu scolpita, il marmo pavonazzetto, che doveva rendere l’idea precisa di un corpo scorticato.
Marsia Rosso, II sec dC
E ci mancherebbe che non salutassi Perseo, Andromeda e soprattutto il lisergico mostro marino che troneggia al centro del mare un attimo prima di essere decapitato dall’eroe.
Piero di Cosimo, La liberazione di Andromeda, 1510 circa
Chissà che cena potrebbe venir fuori, con tutti questi amici.
Per oggi, hanno addolcito un malumore crescente dovuto ad alcune domande: perché il nuovo direttore ha spostato Perseo e Andromeda in uno stanzino che sembra un sottoscala – anche se perfettamente illuminato? Perché ha spostato Filippo Lippi e il Pollaiolo al piano di sotto, distruggendo la sequenza cronologica che degli Uffizi è la radice e facendo sì che si visitino prima Leonardo e Raffaello di artisti venuti molto prima? Perché il Leone X di Raffaello è stato spostato dalla Galleria Palatina, dove era la punta di diamante, agli Uffizi, dove la maggioranza dei visitatori, che è venuta per vedere altro, gli dedica uno sguardo di sfuggita? E, al di là di queste fisime tecniche, la domanda più grande? Com’è possibile che non ci sia un controllo degli ingressi? Com’è possibile che non si voglia garantire il diritto a vivere un’esperienza diversa da quella di un esercito di mucche all’abbeverata? Sempre meglio l’abbeverata rispetto al macello, certo; tanto più se ci si sente elevati dall’aver sfoderato l’Iphone di fronte a nove opere su dieci. Ma chi, onestamente, è capace di godersi Botticelli, Leonardo e Michelangelo in una situazione del genere?
6 maggio 2026, la sala della Venere in un orario tutto sommato buono
Basta polemiche, mi hanno suggerito gli amici: se ti dà noia il carnaio, hanno detto, fatti un giro dove non sei mai stato.
Ho colto l’invito al volo: tra una cosa e l’altra, sciaguratamente ero all’oscuro della Collezione Contini Bonacossi: le opere d'arte della collezione privata del conte antiquario e collezionista Alessandro Contini Bonacossi (1878-1955) e della moglie Vittoria, donata allo Stato italiano nel 1969 da parte degli eredi: un tesoro.
Un tesoro la cui porta d’ingresso è seminascosta tra scale e servizi, e in pochi si prendono la briga di cercarlo, mentre rendono grazie a una rinfrescata e alla pausa mentale tra le celebrities del secondo piano e quelle del primo.
Fare la conoscenza con alcuni di questi capolavori poco conosciuti mi ha fatto sentire come quando capitava di rapportarsi con emozione speciale al disco minore di una band del cuore; al dispiacere di non avere apprezzato quanto si sperava il disco che piace a tutti (in questo caso, seguendo la metafora > Botticelli) e alla gioia più intima e profonda di aver trovato una gemma solo tua: in questo caso, ad esempio, la Madonna di Casa Pazzi di Andrea del Castagno:
Andrea del Castagno - Madonna di Casa Pazzi, affresco staccato, 1443
Oppure il San Girolamo di Cima da Conegliano:
O magari un cassone ligneo, fatto sei secoli fa, con città rinascimentale in prospettiva perfetta.
Tutti nuovi amici, sorti da chissà dove, da uno scrigno che a questo punto mi piace pensare inesauribile
Prospettiva di città cassone - 1475-1493, Collezione Contini Bonacossi